Alessandria — Ottaviano, Antonio e Cleopatra: la guerra per il mondo

Alessandria, anno 30 a. C.

Alessandria, anno 30 a.C. Antonio schiera la fanteria sulle alture davanti alla città e guarda le sue navi prendere il mare. Aspetta di vedere che cosa faranno. Plutarco riferisce quello che accadde: gli equipaggi, quando furono vicini, salutarono con i remi le navi di Ottaviano e, dopo la loro risposta, passarono dalla sua parte.

Cleopatra, spaventata dalla sua ira, si chiude nel mausoleo e gli fa dire di essere morta. Antonio crede alla notizia e si ferisce con la propria spada. Quando scopre che lei è viva, si fa portare al mausoleo. Cleopatra non apre la porta, ma cala dalla finestra delle funi e, con due ancelle, lo tira dentro. Antonio muore tra le sue braccia. Lo raccontano Plutarco e Dione, mentre gli studiosi vedono in questa scena un’illustrazione letteraria che ricorda la tragedia greca.

Una delle guardie di Antonio, Dercetèo, prende la sua spada e corre da Ottaviano, annunciandogli per primo la morte. Poco dopo Proculeio, uomo di Ottaviano, entra nel mausoleo con una scala, attraverso la stessa finestra da cui era stato issato Antonio, e cattura Cleopatra viva.

Ottaviano entra ad Alessandria. Conversa con il filosofo Ario, a cui porge la mano destra perché tutti lo vedano. Nel ginnasio, su un palco, proclama la clemenza per la città. Secondo Dione lo fa per riguardo a Serapide, al fondatore Alessandro e ad Ario. Plutarco riferisce in modo un po’ diverso: per riguardo ad Alessandro, alla grandezza e alla bellezza della città e ad Ario.

Resta ancora la questione dei figli, e uno di loro ha lo stesso nome di Ottaviano: Cesare.

Plutarco riferisce che il figlio di Antonio e Fulvia, Antillo, fu tradito dal precettore e ucciso. Il figlio di Cleopatra, Cesarione, ritenuto figlio di Cesare, fu mandato dalla madre con un tesoro verso l’India, ma il maestro Rodone lo convinse a tornare. Mentre Ottaviano esitava, prese la parola il filosofo Ario:

Cesarione morì per ordine di Ottaviano, dopo la morte della madre. Per il resto Ottaviano si comporta come un uomo che vuole che si ricordi la sua clemenza. Visita la tomba di Alessandro Magno e vi depone una corona d’oro e dei fiori. Quando gli chiedono se voglia vedere anche il sepolcro dei Tolomei, risponde in breve: volevo vedere un re, non dei cadaveri. La scena la descrive Svetonio, e Dione aggiunge che, quando Ottaviano toccò il corpo di Alessandro, ne cadde un pezzetto del naso.

Alcuni giorni dopo Ottaviano visita Cleopatra di persona. Lei giace su un giaciglio misero, in sola tunica, ma balza in piedi al suo arrivo e gli cade ai piedi. I capelli e il viso in disordine, la voce che trema, gli occhi infossati. Sul petto si vedono i segni dei colpi che si è inferta nel lutto. Il corpo di Antonio Ottaviano lo lascia a lei, benché lo chiedessero comandanti e re. Lo seppellì con le proprie mani, da regina (Plutarco, Antonio 82–84).

Cleopatra resta sotto custodia con i figli. Dolabella la avverte con una lettera segreta che entro tre giorni sarà mandata a Roma con i figli per ornare il trionfo. Cleopatra chiede il permesso di compiere offerte sulla tomba di Antonio, poi lascia una lettera in cui chiede di essere sepolta insieme a lui. Quando i messi di Ottaviano irrompono nella sua stanza, tutto è già finito. Come morì? Plutarco stesso scrive che nessuno conosce la verità, e Dione riporta diverse versioni. Ottaviano, scrive Plutarco, era in collera, ma ammirava la sua grandezza, e la fece seppellire con Antonio da regina.

Secondo Plutarco aveva trentanove anni e aveva condiviso il potere con Antonio per più di quattordici. Lui ne aveva, secondo alcuni, cinquantasei, secondo altri cinquantatré (Plutarco, Antonio 86). I suoi figli con Antonio, Alessandro Elio e Cleopatra Selene, sfilano nel trionfo di Ottaviano, dove si portava anche un’immagine di Cleopatra distesa sul letto. Ottaviano risparmia la vita ad Alessandro e al fratello Tolomeo, e Selene sarà data più tardi in sposa a Giuba, il futuro re di Mauretania.

L’Egitto diventa provincia romana, e il regno dei Tolomei cessa di esistere. Ottaviano celebra a Roma tre trionfi in tre giorni consecutivi: per la Dalmazia, per Azio e per Alessandria, scrive Svetonio.

Cleopatra proveniva dalla dinastia macedone dei Tolomei. Non era né romana né, come si pensa di solito, egiziana d’origine. Plutarco scrive che con gli stranieri parlava di solito senza interprete.

Non ci sono più rivali. Ottaviano ha poco meno di trentatré anni e il mondo intero nelle mani. Ma Cesare fu ucciso perché aveva troppo potere. Che cosa farà l’uomo che porta il suo nome e ha visto come va a finire?

Nel prossimo episodio: il senato gli conferirà l’appellativo di Augusto. Lui stesso vorrebbe essere chiamato Romolo, secondo fondatore della città, ma questo ricorda troppo un re. Sceglie quindi un titolo che suona come qualcosa a metà tra un dio e un magistrato. Come governare da solo e arrivare alla vecchiaia?

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