Chi te l’ha ordinato? — Anno 69 I: i soldati non si comprano

Tacito ammira questa risposta. Il vecchio si regge a stento nella lettiga, attorno la folla urla, e lui anche adesso difende un unico principio. Il soldato non uccide quando gli pare. Il soldato uccide per ordine.

Solo che il soldato si sbaglia, oppure mente. Otone è vivo. In questo stesso momento si trova nel campo della guardia, e i pretoriani gli giurano fedeltà uno dopo l’altro. Prima che il giorno finisca, il vecchio morirà nel Foro.

Com’è potuto accadere? La risposta sta in una frase.

Per quasi cent’anni il trono era passato nella stessa famiglia, nello stesso palazzo. Ora la famiglia non c’è più. Ci sono le legioni in Hispania, sul Reno e in Oriente. E c’è la guardia a Roma, che sa bene quanto vale.

Il vecchio della lettiga si chiama Servio Sulpicio Galba. Nacque il 24 dicembre del 3 a.C. in una villa di campagna presso Terracina, in una delle famiglie più antiche e potenti di Roma. Ricordi Catulo, che in senato tuonava contro il giovane Cesare? Galba è un suo pronipote e se lo fa scrivere sulle proprie statue.

Che avrebbe regnato, lo sentì dire molto presto. Nel 33 è console quando Tiberio lo convoca per un colloquio e alla fine gli dice in greco: «Anche tu, Galba, un giorno assaggerai il potere». Il vecchio imperatore se ne intendeva di astrologia. Tacito aggiunge che pensava a un potere breve e tardivo.

Galba è ricco, ma è famoso per la sua avarizia. E gli capitano anche situazioni assurde. Livia, la moglie di Augusto, gli lasciò cinquanta milioni di sesterzi. La somma era scritta in cifre, non in lettere. Tiberio, suo erede, ne approfittò e ridusse il lascito a cinquecentomila. Galba non ricevette nemmeno quelli.

Soprattutto, è severo. Quando sotto Caligola prende il comando delle legioni sul Reno, già l’indomani vieta gli applausi durante la festa. I soldati devono tenere le mani sotto il mantello. Nell’accampamento circola un versetto: «Soldato, impara a fare il soldato: qui c’è Galba, non Getulico». Alle manovre, davanti a Caligola, corre con lo scudo accanto al cocchio imperiale per venti miglia.

Per arrivare nel Foro deve prima diventare imperatore. E questo comincia in Hispania, con l’ordine della sua stessa morte.

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