Il cavallo a cena — Caligola: un cavallo in senato

Troppo poco per cosa? Per una carica, si sussurrava a Roma. Svetonio chiude la descrizione della stalla con una frase che fece di Incitatus una leggenda: si diceva anche che l’imperatore avesse in mente di farlo console. Cassio Dione, storico più giovane di un secolo intero, scrive in modo più netto: Caligola promise al cavallo il consolato e avrebbe mantenuto la parola, se fosse vissuto più a lungo.

Fa’ attenzione ai verbi: «si diceva», «aveva in mente», «promise», «avrebbe mantenuto». Nessuno degli autori scrive che il cavallo abbia ricoperto la carica. Non c’è un anno della nomina né il nome del console che avrebbe sostituito. In compenso Dione aggiunge un dettaglio di cui nessuno si ricorda: l’imperatore fece del cavallo il proprio collega di sacerdozio, nel tempio del proprio culto.

Da dove viene dunque questa idea? Gli studiosi hanno tre ipotesi, e nessuna è noiosa. La prima, di Winterling: era una beffa ai senatori e alle loro ambizioni. Se gli onori si possono dare a un cavallo, non valgono molto. La seconda, di David Woods: lo scherzo potrebbe essere nato da un errore di lettura del nome del senatore Asinio Celere, che suona come «asino veloce». La terza, di Henri van Nispen: i cavalli erano da secoli circondati di venerazione in Grecia e a Roma, e l’imperatore poteva semplicemente giocare con questa tradizione.

Per capire il cavallo bisogna capire il circo. Roma tifa per le fazioni degli aurighi, che portano i colori, e Caligola sta con i Verdi con tanto ardore che, secondo Svetonio, mangia e dorme nella loro scuderia. A un auriga, Eutico, durante un solo banchetto regala due milioni di sesterzi. Dione aggiunge che il luogo dove l’imperatore si esercitava a guidare la quadriga si chiama ancor oggi Gaianum.

Come lo sappiamo? Svetonio scrive intorno al 120, quasi ottant’anni dopo la morte di Caligola. Dione lo fa ancora più tardi, quasi due secoli dopo i fatti. Entrambi si basano su storici più antichi, le cui opere sono andate perdute, e la maggior parte di quegli autori faceva parte del senato, cioè degli uomini che temevano l’imperatore e lo odiavano.

Ci sono anche autori più vicini ai fatti. Filone di Alessandria vide Caligola con i propri occhi. Flavio Giuseppe, che scriveva alla fine del I secolo, ci ha lasciato il resoconto più completo dell’attentato. Quando in questo episodio diremo che qualcosa è certo, vorrà dire che lo descrivono almeno due autori indipendenti.

Lasciamo il cavallo nella stalla. Più interessante della domanda se fosse console è sapere chi fosse l’uomo che lo amava tanto. E ancora più interessante è che per i primi mesi del cavallo non si parla affatto. Roma si innamorò di Caligola prima ancora di conoscerlo.

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