La moglie di Cesare — Cesare II: Roma a credito

Tutta quella notte si svolse in un segreto custodito dalla legge. La Bona Dea, la Dea Buona, è la dea delle donne, e la sua festa si celebra una volta l’anno nella casa di un console o di un pretore. Plutarco spiega le regole: un uomo non può essere presente ai riti e nemmeno trovarsi in casa. Il padrone di casa esce insieme a tutti gli uomini, e sua moglie assume il governo della casa. Nel dicembre del 62 la padrona di casa è Pompea.

Secondo Plutarco le donne ricoprono le capanne con tralci di vite, e accanto alla dea giace un serpente sacro. I riti principali si svolgono di notte, tra musica e allegria. I Romani dicono che la dea è una ninfa, moglie di Fauno, ma i Greci e i frigi raccontano di lei altre storie. Tutti concordano su una cosa: agli uomini l’ingresso è vietato.

Pompea, seconda moglie di Cesare e nipote di Silla, è giovane e secondo Plutarco non è indifferente alle avances di Publio Clodio. Altre fonti sono più caute: Svetonio e Appiano accennano soltanto a un sospetto. Clodio è un patrizio, ricco ed eloquente, e per sfrontatezza, scrive Plutarco, supera tutti i furfanti di allora. Aurelia, madre di Cesare, sorveglia la nuora a ogni passo, perciò un normale incontro è quasi impossibile. Per questo Clodio, ancora imberbe, si traveste da suonatrice di cetra.

Perché è qualcosa di più di uno scandalo di costume? Perché è un sacrilegio, e per giunta in casa dell’uomo che da pontefice massimo custodisce i riti romani. Il senato dispone un’inchiesta giudiziaria. Uno dei tribuni della plebe accusa Clodio, e senatori influenti testimoniano contro di lui.

E Cesare? Divorzia subito dalla moglie. Soltanto in tribunale gli porranno la domanda che non dimenticherà.

Il processo, anno 61. Cesare è citato come testimone. Dice di non sapere nulla della vicenda per cui Clodio è accusato. Svetonio aggiunge che sua madre Aurelia e sua sorella Giulia raccontarono ai giudici tutta la storia con precisione. Perciò l’accusatore, stupito, chiede: se non sai nulla, perché hai ripudiato tua moglie?

Che cosa gli diede questa risposta? Non accusò nessuno, eppure uscì dallo scandalo a mani pulite, perché la moglie se n’era andata. Non si fece per giunta un nemico di Clodio, che il popolo amava. Plutarco riporta due versioni: secondo alcuni testimoniò con sincerità, secondo altri voleva ingraziarsi il popolo, che aveva deciso di salvare Clodio.

Clodio fu assolto. I giudici, scrive Plutarco, emisero le sentenze con una scrittura illeggibile per non inimicarsi né la folla né l’aristocrazia. Cicerone nelle lettere parla di corruzione, e il denaro, si mormorava, proveniva da Crasso. Clodio non dimenticherà chi non lo attaccò. Tra qualche anno, con l’aiuto di Cesare, diventerà tribuno della plebe e padrone delle strade di Roma.

I processi a Roma sono metà della politica. Contro Clodio testimoniano senatori influenti, che gli imputano anche l’incesto con la propria sorella, moglie di Lucullo (Plutarco 10). Dietro di lui sta il popolo, che intimidisce i giudici. Cesare osserva e ne trae una conclusione che gli servirà in seguito: il tribunale a Roma non giudica ciò che è accaduto, ma chi ha dietro di sé la folla.

Primavera del 61. Cesare ottiene la Spagna Ulteriore come pretore e prepara la partenza, ma i creditori non gli permettono di muoversi. Appiano riporta la sua battuta: gli servono venticinque milioni di sesterzi solo per arrivare a zero. Soltanto quando Crasso gli fa da garante per 830 talenti, Cesare può partire.

Durante il viaggio attraverso le Alpi i compagni passano accanto a un misero villaggio di montagna e ridono: anche qui ci si accapiglia per le cariche? Cesare risponde con serietà che preferirebbe essere il primo qui piuttosto che il secondo a Roma.

In Spagna finalmente fa ciò per cui piangeva a Gades. In pochi giorni arruola dieci coorti in aggiunta alle venti già presenti, sbaraglia i Callaici e i Lusitani e arriva fino all’oceano. Poi concilia debitori e creditori: il debitore deve cedere al creditore due terzi del reddito annuo, finché il debito non scompare. Torna ricco, e i suoi soldati lo acclamano imperator.

Estate del 60. Cesare torna dalla Spagna con il bottino e con il titolo di imperator, e subito cade in una trappola della legge. Il comandante che vuole il trionfo deve attendere con l’esercito fuori dalle mura. Il candidato al consolato deve presentarsi di persona, in città. Le elezioni sono imminenti. Cesare chiede al senato il permesso di candidarsi tramite amici, ma Catone, il suo maggior nemico, si alza e parla fino al tramonto, finché l’ultimo giorno per le candidature non volge al termine.

Catone ha vinto la disputa procedurale, ma ha perso tutto il resto. Cesare entra in città da semplice cittadino e si candida. Ora deve vincere le elezioni, e poi far passare qualsiasi cosa in un senato che non lo sopporta. Da solo non ce la fa. Gli servono due uomini che si odiano a vicenda.

Prima di proseguire, verifichiamo quanti di questi racconti sono certi e quanti sono dicerie. Gli autori antichi scrissero degli uomini dopo la loro morte, e Cesare ebbe molti nemici e molti ammiratori.

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