La nave — Nerone: l’artista sul trono, Roma in fiamme

L’anno 58. Nerone ha vent’anni e due volti. Di giorno governano Seneca e Burro. Di notte, come da qualche anno, travestito da schiavo va con i compagni per le strade di Roma: nelle taverne e nei bordelli, rovescia le bancarelle, picchia i passanti. Tacito dice apertamente che una volta tornò con il volto pieno di lividi. Il senatore che gli restituì il colpo, senza sapere con chi combatteva, poi gli chiese perdono. Per essersi scusato dovette togliersi la vita.

Nello stesso anno a corte compare una donna che non intende essere soltanto un’amante. Poppea Sabina ha tutto tranne una buona reputazione: bellezza, intelligenza, ricchezza e il dono della conversazione. È la moglie di un amico di Nerone, Otone. Presto Otone riceve l’onorevole incarico di governatore della lontana Lusitania, nell’odierno Portogallo. L’onore somiglia molto a un esilio. Ricordati di questo Otone.

Poppea vuole diventare imperatrice. Sulla strada ci sono Ottavia e Agrippina, che non permetterà al figlio di respingere la figlia di Claudio. Secondo Tacito Poppea si fa beffe di Nerone: è un «pupillo», un ragazzo sotto tutela, senza potere e persino senza libertà. Per un giovane imperatore che vuole essere insieme sovrano e artista è un colpo dritto all’orgoglio. Roma sussurra anche cose peggiori, che qui non ripeteremo. Tacito riporta due versioni contraddittorie, e molti storici le considerano una calunnia.

Nerone decide di uccidere la madre. Il veleno è escluso: Agrippina da anni prende antidoti, e dopo la morte di Britannico ogni cena a palazzo desta sospetti. La soluzione la porta il comandante della flotta di Miseno, il liberto Aniceto, ex precettore dell’imperatore. Odia Agrippina, ed è ricambiato. La sua idea è così semplice da sembrare quasi geniale. Guarda com’è quella notte.

Agrippina giace in una stanza buia della villa sul lago Lucrino. Ha una ferita alla spalla e pochi minuti per pensare. Sa ormai che il tetto non è crollato da solo: è crollato proprio vicino alla riva, in una notte calma e stellata, come un congegno che col mare non ha nulla a che fare. Sa che Acerronia è stata uccisa perché presa per lei. E sa che la lettera affettuosa del figlio era una trappola. Sulla riva si radunano persone con le torce, che hanno sentito parlare dell’«incidente» e pregano per la sua vita. Ora tocca a te.

Agrippina sceglie la prudenza. Manda al figlio il liberto Agermo con la notizia che si è salvata per grazia degli dèi e lo prega di non andarla a trovare per il momento. Finge di non capire nulla. Ordina anche di sigillare il patrimonio di Acerronia. Solo questo la tradisce. Il suo messaggero non sa di portare la sua condanna.

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