Due sovrani — Nerone: l’artista sul trono, Roma in fiamme

Per alcuni mesi Roma ha due sovrani, e il secondo ha sedici anni. Agrippina riceve dal senato due littori, cioè una scorta con i fasci, come un magistrato dello Stato, e il sacerdozio del marito divinizzato. I senatori deliberano nel palazzo, e lei li ascolta da dietro una tenda tesa sulla porta, che deve nasconderla alla vista, ma non all’udito.

Il suo nome è sopravvissuto più del suo potere. Agrippina nacque sul Reno, nel principale borgo degli Ubi. Quando Claudio era ancora in vita bastò che lo chiedesse al marito, ed egli vi mandò una colonia di veterani e diede alla città il nome di lei.

Dietro le quinte, però, governano due uomini a cui un simile doppio governo non va a genio. Seneca, filosofo e maestro, insegna all’imperatore a parlare. Burro, soldato con una mano mutilata, tiene i pretoriani. Tacito osserva che raramente due uomini hanno diviso il potere con tanta concordia.

Un giorno arrivano a Roma ambasciatori dall’Armenia. Nerone siede sul tribunale e Agrippina si muove per sedersi accanto a lui, come se fosse anche lei imperatore. Tutti si bloccano. Nessuno sa che cosa fare con la madre dell’imperatore. Quasi nessuno.

Nerone scende, saluta la madre con rispetto e la porta in disparte. Sembra tenerezza. È la prima porta chiusa davanti a lei. Non l’ultima.

Poi compare Atte. Una liberta dell’Asia Minore, ex schiava e primo vero amore di un diciassettenne. La corte guarda la cosa con sollievo: meglio che l’imperatore ami una liberta piuttosto che sedurre le mogli dei senatori. Così pensano gli amici di Nerone, e la relazione è coperta da Sereno, amico di Seneca, che finge di essere innamorato di Atte e firma i regali dell’imperatore. La moglie Ottavia, figlia di Claudio, Nerone non la sopporta.

Agrippina va su tutte le furie. Grida che ormai una liberta le fa da rivale e una schiava da nuora. Più lei critica, più il ragazzo si irrigidisce. Cambia dunque tattica: gli offre la propria camera da letto e del denaro. Troppo tardi. Nerone le manda in dono una veste tempestata di gemme dal guardaroba imperiale, e lei dichiara pubblicamente che il figlio condivide con lei solo ciò che le ha preso.

Il colpo arriva presto. Nerone destituisce Pallante, tesoriere e alleato della madre. Agrippina perde il controllo. Secondo Tacito minaccia di portare Britannico all’accampamento della guardia: che i soldati ascoltino la figlia di Germanico, e non lo storpio Burro e l’esiliato Seneca.

Britannico sta per compiere quattordici anni. Ai Saturnali, la festa invernale dei giochi, i giovani giocano al re del banchetto. La sorte cade su Nerone, che ordina a Britannico di alzarsi e cantare. Conta che il ragazzo si renda ridicolo. Britannico canta con calma di qualcuno che è stato cacciato dalla casa del padre e privato del potere che gli spettava. Gli ospiti ammutoliscono. Nerone vede che il colpo è rivolto contro di lui, e il suo odio cresce.

Febbraio del 55. Banchetto a palazzo. I figli delle famiglie imperiali siedono a una tavola separata, modesta. Del veleno per Britannico si occupa Locusta, la stessa avvelenatrice che aveva lavorato per Claudio. Il ragazzo beve un sorso, perde la voce e il respiro.

Nerone resta sdraiato tranquillo e dice che non è nulla: Britannico soffre di epilessia fin da bambino, passerà subito. Agrippina si gela. Tacito scrive che sul suo volto c’era tanta paura che persino i nemici credettero che non ne sapesse nulla. Ottavia, la sorella del ragazzo, non lascia trasparire nulla. Ha imparato. Dopo un attimo di silenzio il banchetto prosegue.

Britannico viene sepolto la stessa notte, sotto un acquazzone, nel Campo Marzio. Nerone dichiara in senato che un funerale modesto è un costume degli antenati per chi muore prematuramente. Distribuisce agli amici i beni del fratello. L’imperatore, che ha diciassette anni, ha appena scoperto che uccidere è semplice. E la madre, che sa troppo, non sa tacere.

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