L’ultima cena — Claudio: trovato dietro una tenda, avvelenato con i funghi?

Nel 53 Nerone sposa Ottavia, la figlia dell’imperatore. Tacito scrive che ha sedici anni (Annali 12.58). La famiglia è sistemata. E Claudio comincia a pentirsi.

Svetonio descrive i segni del pentimento. Quando i liberti lodano la sentenza che il giorno prima l’imperatore ha emesso contro una donna per adulterio, Claudio dice che il suo destino è avere mogli infedeli, ma non impunite. Abbraccia Britannico e gli chiede di crescere e di rendere conto al padre di ogni cosa. Aggiunge in greco: chi ha inferto la ferita, la guarirà. Vuole dargli la toga virile, perché la statura lo consente, nonostante la giovane età. Che Roma abbia finalmente un vero Cesare (Claudio 43).

Tacito racconta una scena simile da un altro lato. Claudio, ubriaco, dice che il suo destino è sopportare l’infedeltà delle mogli e alla fine punirla. Agrippina lo sente e decide di agire senza indugio (12.64). Dione scrive che l’imperatore cercava Britannico, che Agrippina teneva lontano da lui, e intendeva riconoscerlo come erede (60.34).

Narcisso vede che cosa sta per accadere. Tacito scrive che avrebbe detto agli amici: chiunque regni, Britannico o Nerone, per lui è la rovina. Il liberto però ha con Claudio un debito tale che darebbe la vita per lui. Abbraccia Britannico, gli augura di crescere in fretta e lo prega di vendicare la madre e di scacciare i nemici del padre (12.65). Poi Narcisso si ammala e parte per le terme di Sinuessa (12.66). Dione racconta diversamente: è Agrippina a mandarlo in Campania a curare la gotta, per liberarsi di lui a corte (60.34).

È l’autunno del 54. Claudio ha sessantatré anni. Svetonio scrive che aveva già redatto il testamento e lo aveva fatto sigillare con i sigilli di tutti i magistrati. Prima che facesse qualsiasi altra cosa, Agrippina lo prevenne (Claudio 44). Tacito descrive i presagi precedenti: un fulmine incendia insegne e tende, in città muoiono magistrati di ogni grado (12.64).

È sera. Claudio si siede a cena. Mettiti per un momento nei suoi panni.

Svetonio scrive: si ritiene comunemente che Claudio sia stato avvelenato. Non concordano solo su chi lo fece e quando. Alcuni indicano l’eunuco Aloto, il suo assaggiatore, durante un banchetto con i sacerdoti sul Campidoglio. Altri dicono che Agrippina somministrò il veleno di propria mano nei funghi, di cui l’imperatore era straordinariamente ghiotto (Claudio 44).

Tacito aggiunge dettagli. Agrippina aveva deciso da tempo il delitto e rifletteva ormai solo sul veleno. Uno improvviso avrebbe tradito il gesto, uno lento avrebbe dato all’imperatore il tempo di scoprire il tradimento e di tornare ad amare il figlio. Scelse dunque una rara miscela che doveva offuscargli la mente e ritardare la morte. La preparò Locusta, un’avvelenatrice da poco condannata, e a servirla doveva essere Aloto. Gli scrittori dell’epoca affermano che il veleno era nei funghi. L’imperatore però era intorpidito o ubriaco e non reagì subito. Agrippina chiama allora anche il medico Senofonte perché finisca l’opera (12.66–67).

Dione annota che Agrippina mangiò lei stessa i funghi rimasti e al marito diede il più grosso e il migliore, quello con il veleno. L’imperatore fu portato fuori dal banchetto in apparenza ubriaco, cosa accaduta molte volte. Di notte morì. Era il 13 ottobre, aveva sessantatré anni e aveva regnato tredici anni, otto mesi e venti giorni (60.34). Dione scrive più tardi di Tacito e Svetonio, e racconta il maggior numero di dettagli.

E gli studiosi? Fagan, autore di una biografia sul portale De Imperatoribus Romanis, definisce confusi i resoconti delle fonti. Scramuzza e Barrett propendono per la morte naturale, perché i resoconti si escludono a vicenda. Levick ritiene il decesso troppo ben calibrato per essere naturale. Villalba Álvarez si schiera a favore della versione antica, cioè i funghi avvelenati, e Grimm-Samuel ammette un avvelenamento accidentale, senza alcuna congiura. Cilliers e Retief ricordano che i Romani non avevano i mezzi per provare un avvelenamento e che i sospetti di veleno ricorrevano spesso nella dinastia giulio-claudia. Conclusione: l’avvelenamento è possibile, ma non provato.

Qualunque ne sia la causa, la morte dell’imperatore viene tenuta nascosta. Svetonio scrive che la notizia fu tenuta segreta finché non si fu sistemato tutto per la successione. Si facevano voti per la sua salute, come se fosse malato, e si fecero venire attori comici, con il pretesto che li avesse chiesti lui stesso (Claudio 45). Agrippina abbraccia Britannico, lo chiama il ritratto vivente del padre e non gli permette di uscire dalla stanza. Trattiene anche le sue sorelle e fa sorvegliare il palazzo. Aspetta il momento indicato dagli astrologi (Tacito 12.68).

Il tredici ottobre, mezzogiorno. I portoni del palazzo si aprono all’improvviso. Nerone esce con Burro verso la coorte che è di guardia. Alcuni soldati esitano. Si guardano intorno e chiedono dove sia Britannico. Poiché nessuno guida la resistenza, cedono (12.69). Nerone ha sedici anni. Prima che il giorno finisca, è imperatore.

Claudio riceve un funerale all’altezza di quello di Augusto e diventa un dio. Il suo testamento non fu letto in pubblico, perché il passaggio del potere al figliastro anziché al figlio poteva suscitare malcontento (Tacito 12.69). Dione riporta ancora due battute. Seneca compose un’opera su questa divinizzazione e la intitolò «Apocolocintosi», cioè «zucchificazione», sul modello della parola «apoteosi». Nerone avrebbe detto che i funghi sono il cibo degli dèi, perché grazie a un fungo Claudio era diventato un dio (60.35).

Nel prossimo episodio: Nerone. Un figliastro sul trono a sedici anni. La prima parola d’ordine che dà ai soldati è: la migliore delle madri (Tacito 13.2). La prima morte sotto il suo governo è opera di Agrippina, a sua insaputa (13.1). A Britannico restano meno di sei mesi. E Narcisso, il liberto che sapeva troppo, non sopravviverà a lungo all’imperatore (13.1).

Correlati

Eventi

Personaggi

Impara nell'app