L’artista — Nerone: l’artista sul trono, Roma in fiamme

Per i senatori la pazienza è finita. Nel 65 nasce una congiura: senatori, cavalieri, ufficiali della guardia, perfino alcune donne. Vogliono uccidere Nerone nel circo, nella festa di Cerere, e mettere sul trono Gaio Pisone, un aristocratico di bell’aspetto e di buona fama. Tacito lo giudica con asprezza: aveva bellezza, eloquenza e generosità, ma non aveva carattere. Il piano lo tradisce il liberto Milico. Il suo padrone, uno dei congiurati, affila un pugnale e scrive il testamento, e il servo lo vede.

L’inchiesta dura poco. I congiurati si denunciano l’un l’altro. Tacito annota che la liberta Epicari, nonostante gli interrogatori più duri, non denunciò nessuno. Uomini liberi, cavalieri e senatori, non trovarono il coraggio che mostrò una donna liberata dalla schiavitù.

Tra i condannati c’è Seneca. Nerone non ha prove, ma da tempo vuole sbarazzarsene. Un tribuno porta la sentenza. Seneca chiede le tavolette per il testamento, e quando gliele negano, si rivolge agli amici: poiché non può ricompensarli, lascia loro l’unica ricchezza che gli è rimasta, l’esempio della sua vita.

Si toglie la vita con calma, circondato dagli amici. La descrizione di Tacito è diventata nei secoli un modello di dignità stoica. Se tutto sia andato come scrive Tacito, non lo sappiamo: è una scena rifinita letterariamente. Sappiamo che Roma perse l’uomo che per otto anni era stato la sua coscienza.

Nel 66 Nerone fa ciò che aveva sempre sognato. Va in Grecia, culla dell’arte, e gareggia nelle più famose competizioni: canta, suona la cetra, partecipa come auriga. Svetonio descrive qualcosa di più interessante: la paura. Nerone teme i giudici come uno scolaro. Si rivolge a loro con rispetto, parla male dei rivali alle loro spalle e i migliori li corrompe. Durante l’esibizione non osa schiarirsi la voce e si asciuga il sudore con l’avambraccio.

Quando si vince tutto, tanto vale togliere di mezzo anche la concorrenza. Nerone fa abbattere le statue degli antichi vincitori e gettarle nelle latrine, perché nessuno le ricordi. Quando il liberto Elio, che governa Roma in sua assenza, gli ricorda gli affari dello Stato, risponde: meglio che tu mi consigli e mi auguri di tornare degno di Nerone.

La cosa più interessante è ciò che accade tra il pubblico. Oggi lo deciderai tu.

Dalla Grecia Nerone torna come vincitore dei giochi, con le corone di tutte le gare e con le tavole che riportano dove ha vinto e contro chi. Le strade vengono cosparse di profumi, e sulla sua testa piovono nastri e dolciumi. Roma applaude. E nelle province lontane qualcuno sta già calcolando quanto ancora potrà durare.

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