L’imperatore e i suoi liberti — Claudio: trovato dietro una tenda, avvelenato con i funghi?
Sorpresa: Claudio governa bene. Comincia ripulendo i danni di Caligola. Dione annota che abolisce le accuse di lesa maestà, libera gli innocenti dalle prigioni e cancella le tasse di Caligola. Richiama dall’esilio le due sorelle del defunto imperatore, Agrippina e Giulia, e restituisce loro i beni (60.4). Ricorda il nome di Agrippina.
Quasi ogni giorno siede in tribunale, di solito nel Foro. Giudica in modo strano: ora con attenzione e acume, ora in fretta, ora come un pazzo (Svetonio, Claudio 15). Quando una donna non vuole riconoscere il figlio e le prove sono contraddittorie, le ordina di sposarlo. Allora lei ammette. Quando qualcuno grida che al falsario vanno tagliate le mani, Claudio fa subito chiamare il boia con coltello e ceppo.
La cosa più importante, però, è ciò che costruisce. D’inverno le navi cariche di grano non hanno a Ostia alcun riparo. Dione racconta che, quando Claudio chiese agli architetti quanto sarebbe costato un nuovo porto, si sentì rispondere che non l’avrebbe voluto. Lo costruì lo stesso (60.11). Svetonio aggiunge che, dopo anni di siccità, la folla lo fermò in mezzo al Foro e lo coprì di insulti e di pezzi di pane. Riuscì a stento a fuggire a palazzo da una porta secondaria. Da allora fa di tutto perché il grano arrivi a Roma anche d’inverno (Claudio 18).
Di opere simili ce ne sono altre. Un acquedotto iniziato da Caligola. Un tunnel sotto un monte per prosciugare un lago. Claudio si dedica a imprese a cui Augusto e Giulio Cesare avevano rinunciato (Svetonio, Claudio 20). E poi cerca la gloria dove nessun Cesare l’aveva trovata.
Il senato gli decreta le insegne trionfali, ma Claudio ritiene che sia troppo poco per un imperatore. Vuole un vero trionfo. Per questo sceglie la Britannia, una terra che dai tempi di Giulio Cesare nessuno aveva tentato di conquistare (Svetonio, Claudio 17). È l’anno 43. Dione scrive che il comandante romano Plauzio si fermò sul Tamigi e mandò a chiamare l’imperatore. Claudio affida gli affari di Roma al collega console e parte (60.21).
Le versioni di questa spedizione divergono. Dione descrive una battaglia, la presa di Camulodunum e ripetute acclamazioni come «imperator», contrarie alla consuetudine (60.21). Svetonio scrive che l’imperatore, senza combattere e senza versare sangue, accettò la resa di una parte dell’isola e tornò a Roma dopo sei mesi (Claudio 17). Il trionfo è magnifico. Sul tetto del palazzo l’imperatore appende la corona navale accanto a quella civica, a segno di aver attraversato l’oceano e, per così dire, di averlo sottomesso. Dietro il suo carro, in una carrozza, viaggia la moglie Messalina.
Il senato conferisce all’imperatore il titolo di Britannico e lo estende anche al figlio. Il ragazzo, che si chiamava Germanico, da allora si chiama Britannico (Dione 60.22; Svetonio, Claudio 27). Ricorda questo nome.
Chi governa davvero questo Stato? Svetonio annota che quasi tutte le decisioni di Claudio gli vengono dettate dalle mogli e dai liberti. L’imperatore agisce quasi sempre secondo i loro interessi e desideri (Claudio 25). Distribuiscono onorificenze, comandi, grazie e punizioni. Claudio spesso non sa nemmeno che cosa firma (Claudio 29).
I più importanti sono due: il segretario Narcisso e il tesoriere Pallante. Il senato concede loro perfino le insegne di questore e di pretore. Accumulano ricchezze così in fretta che, quando l’imperatore si lamenta del tesoro vuoto, qualcuno risponde con una battuta: ne avrebbe in abbondanza, se i due liberti lo prendessero come socio (Svetonio, Claudio 28). Dione afferma che il solo Narcisso possedeva più di quattrocento milioni di sesterzi (60.34).
Svetonio mostra come funziona in pratica. Il senatore Appio Silano non piace all’imperatrice. Dione ne aggiunge il motivo: aveva respinto le sue avances (60.14). Allora Narcisso irrompe prima dell’alba nella camera dell’imperatore, sconvolto: ha sognato che Silano lo aggrediva. L’imperatrice finge stupore e dice che per diverse notti ha fatto lo stesso sogno. Subito dopo si presenta Silano, convocato a quell’ora in precedenza, e così la cosa sembra una prova. Muore all’istante. Il giorno dopo Claudio racconta l’intera storia in senato e ringrazia il liberto perché vigila su di lui anche nel sonno (Claudio 37).
L’imperatrice di questo racconto si chiama Messalina. Ha sposato Claudio da giovanissima e davanti a lei si apre la carriera di corte più clamorosa della storia di Roma. E la caduta più rapida.