La battaglia di Cremona (fine ottobre del 69 d.C.) — L’esercito di Vitellio, il cui comandante Cecina giaceva in catene, si scontrò con le legioni di Antonio Primo sulla strada da Bedriaco a Cremona. La battaglia durò tutta la notte; la luna splendeva alle spalle dei flaviani.
L’incendio del Campidoglio (19 dicembre 69 d.C.) — Quando i soldati e il popolo non permisero a Vitellio di abdicare, Flavio Sabino con un pugno di uomini e con il nipote Domiziano si chiuse sul Campidoglio.
Battaglia di Azio (2 settembre del 31 a.C.) — Ottaviano dichiarò guerra non ad Antonio, ma a Cleopatra, per evitare l’impressione di un’altra guerra civile. Durante la battaglia Cleopatra salpò e Antonio la seguì.
Il cavallo Incitatus (37–41 d.C.) — Incitatus era il cavallo preferito di Caligola. Svetonio descrive una stalla di marmo, una mangiatoia d’avorio, gualdrappe di porpora, una collana di pietre e una casa con degli schiavi; scrive anche che si diceva che avesse l’intenzione di farne un console (Caligola 55).
Morte di Britannico (febbraio 55 d.C.) — Britannico, figlio naturale di Claudio, morì improvvisamente a un banchetto a palazzo. Tacito lo descrive come un avvelenamento, e Nerone spiegò che il ragazzo soffriva di epilessia (Annali 13.
Assassinio di Agrippina (marzo 59 d.C.) — Nel marzo del 59 Nerone invitò la madre a Baia e le diede una nave che doveva sfasciarsi. La nave non affondò, e Agrippina si salvò a nuoto.
Il ponte di navi a Baia (39 d.C. circa) — Caligola fece costruire un ponte di navi mercantili tra Baia e Pozzuoli, lungo circa cinque chilometri, e lo percorse per due giorni: il primo a cavallo, con una corona di foglie di quercia e un mantello d’oro, il secondo su un carro (Svetonio, Caligola 19; Dione 59.
Il testamento di Cesare (marzo 44 a.C.) — Dopo l’attentato fu aperto il testamento di Cesare. Tre quarti del patrimonio li lasciò a Gaio Ottavio, nipote della sorella, il resto a Lucio Pinario e a Quinto Pedio.
Congiura dei Pisoni (65 d.C.) — Nel 65 un gruppo di senatori, cavalieri e ufficiali della guardia progettò di uccidere Nerone nel circo. La congiura fu tradita dal liberto Milico.
Rivolta di Vindice (marzo 68 d.C.) — Nel marzo del 68 Vindice si ribellò in Gallia, e poco dopo Galba in Spagna (Svetonio, Nerone 40–42). Nerone per otto giorni non rispose alle notizie dalla Gallia.
Morte di Nerone (9 giugno 68 d.C.) — Nerone fuggì di notte dal palazzo alla villa del liberto Faonte e lì si tolse la vita con l’aiuto del segretario Epafrodito (Svetonio, Nerone 47–49; Dione 63. 27–29).
Proclamazione di Claudio a imperatore (24–25 gennaio 41 d.C.) — Il ventiquattro gennaio del 41 morì Caligola. Secondo Svetonio Claudio si nascose dietro una tenda e un soldato ne vide i piedi, lo tirò fuori e lo acclamò imperatore (Claudio 10).
Le nozze di Messalina e Silio (autunno 48 d.C.) — Nell’autunno del 48, mentre Claudio era a Ostia, Messalina avrebbe contratto le «nozze» con Gaio Silio. Il liberto Narcisso lo rivelò all’imperatore e assunse per un giorno il comando della guardia (Tacito, Annali 11.
Nozze di Claudio e Agrippina (49 d.C.) — Dopo la morte di Messalina i liberti discussero su chi sarebbe stata la nuova moglie dell’imperatore. Vinse Agrippina, figlia di Germanico (Tacito, Annali 12.
Morte di Germanico (ottobre 19 d.C.) — Germanico morì ad Antiochia nell’ottobre del 19, non ancora trentaquattrenne. Tacito scrive che prima di morire ruppe con Pisone e chiese alla moglie di non irritare a Roma chi era più forte di lei (Annali 2.
Processo di Pisone (20 d.C.) — Nel 20 il senato giudicò Gneo Pisone. Prima che fosse emessa la sentenza, Pisone fu trovato morto.
Proclamazione di Galba (primavera del 68 d.C.) — Nella primavera del 68, dopo le lettere di Vindice e l’ordine di Nerone intercettato, Galba salì sul tribunale a Carthago Nova e si lasciò proclamare dai soldati. Accettò solo il titolo di legato del senato e del popolo romano (Svetonio, Galba 10).
Massacro dei marinai presso Roma (68 d.C.) — Presso Roma, secondo Plutarco a cinque chilometri dalle porte, sbarrarono la strada a Galba i marinai che Nerone aveva fatto legionari. Chiedevano l’aquila e le insegne.
Attentato a Galba (15 gennaio 69 d.C.) — La mattina del 15 gennaio del 69 Otone lasciò il sacrificio di Galba al segnale convenuto e sotto la pietra miliare d’oro lo proclamarono imperatore ventitré soldati. La voce della sua morte attirò Galba fuori dal palazzo.
Eruzione del Vesuvio (79 d.C. (24 agosto o 24 ottobre)) — Verso l’una del pomeriggio sopra il monte si alzò una nube a forma di pino. Per molte ore su Pompei cadde pomice, di notte valanghe di gas caldo distrussero Ercolano, la mattina del secondo giorno raggiunsero Pompei e Stabia.
La cena nera (89 d.C. circa) — Cassio Dione descrive come Domiziano invitasse di notte i senatori e i cavalieri più importanti in una sala nera dal soffitto al pavimento.
Guerre daciche di Domiziano (85–89 d.C.) — I Daci passarono il Danubio e uccisero il governatore della Mesia. Il prefetto del pretorio Cornelio Fusco, mandato contro il re Decebalo, morì e il suo esercito fu distrutto.
Inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio (80 d.C.) — Svetonio parla di cinquemila fiere in un solo giorno, Dione di novemila nel corso di tutti i giochi. Tito lanciava agli spettatori palline di legno con i doni scritti sopra, e Marziale descrisse il duello di Prisco e Vero, e l’imperatore li congedò entrambi.
Rivolta di Antonio Saturnino (inizio dell’89 d.C.) — Lucio Antonio (per gli studiosi Saturnino), governatore della Germania Superiore, si ribellò a Domiziano. Svetonio scrive che nell’ora della battaglia il Reno si sciolse all’improvviso dal ghiaccio e i Germani non poterono passare in aiuto.
Damnatio memoriae di Domiziano (96 d.C.) — Subito dopo l’attentato i senatori, sotto gli occhi di tutti, strapparono gli scudi e le immagini dell’imperatore defunto e decretarono che il suo nome scomparisse dalle iscrizioni in tutto lo Stato. Dione aggiunge che le statue d’oro e d’argento furono fuse e gli archi eretti in suo onore demoliti.
L’assedio di Iotapata (67 d.C., 47 giorni) — Nel 67 Vespasiano assediò Iotapata, fortezza della Galilea difesa da Giuseppe figlio di Mattia. La città resistette 47 giorni.
L’assedio di Masada (primavera del 73 o 74 d.C.) — L’ultimo atto della guerra giudaica. Masada, la fortezza di Erode su una rupe isolata sopra il Mar Morto, era tenuta dai sicari di Eleazar ben Yair.
Il trionfo dei Flavi (71 d.C.) — Il senato concesse al padre e al figlio trionfi separati, ed essi ne celebrarono uno solo. Si portavano oro, impalcature con scene della guerra e il bottino del Tempio: la tavola, il candelabro e il libro della Legge.
La distruzione di Gerusalemme (aprile–settembre 70 d.C.) — L’assedio cominciò durante la Pasqua, quando in città c’erano i pellegrini. I Romani conquistarono due cinte di mura, circondarono la città con un muro proprio e presero la fortezza Antonia.