Lucio Vitellio (tre volte console (una sotto Tiberio, due con Claudio)) — Svetonio scrive che fu il primo a rendere a Caligola gli onori dovuti a un dio e che portava sotto la toga il sandalo di Messalina. In senato convinse i senatori che Claudio poteva sposare la nipote, Agrippina minore.
Tiberio Giulio Alessandro (prefetto d’Egitto nel 69 d.C.) — Flavio Giuseppe scrive che era figlio dell’alabarca Alessandro, uno dei più insigni Giudei di Alessandria, e che abbandonò la religione dei padri. Fu procuratore della Giudea, poi prefetto d’Egitto.
Claudio (visse 10 a.C.–54 d.C.) — Claudio nacque a Lugdunum (Lione). Zoppo e balbuziente, ritenuto dalla famiglia incapace di governare, divenne imperatore nel 41 d.
Agrippina maggiore (visse ca. 14 a.C.–33 d.C.) — Agrippina non governò, ma fu la figura centrale del «partito di Germanico»: moglie di un popolare comandante e madre di tre figli e tre figlie. Tacito descrive come nel 15 d.
Britannico (visse 41–55 d.C.) — Britannico nacque nel primo anno di regno di Claudio. In origine lo chiamavano Germanico, e il nome Britannico lo ricevette dopo le conquiste in Britannia negli anni 43–44.
Marco Giunio Bruto — Bruto fu uno dei capi della congiura contro Cesare. Insieme a Cassio si pose a capo di oltre sessanta congiurati.
Gaio Cassio Longino — Cassio fu, accanto a Bruto, uno dei capi della congiura contro Cesare. Dietro di loro si schierarono più di sessanta congiurati.
Macrone (prefetto del pretorio, morto ca. 38 d.C.) — Macrone, in realtà Quinto Nevio Cordo Sutorio Macrone, comandò la guardia pretoriana dopo la caduta di Seiano. Lesse in senato il testamento di Tiberio e aiutò Gaio a prendere il potere da solo (Dione 59.
Gaio Ofonio Tigellino (morta nel 69 d.C.) — Tigellino divenne prefetto del pretorio dopo la morte di Burro nel 62. Tacito lo descrive come un uomo senza pudore, che sapeva tutto dei gusti segreti dell’imperatore (Annali 14.
Giulia Drusilla (morta nel 38 d.C.) — Giulia Drusilla era una delle tre sorelle di Caligola, figlia di Germanico e di Agrippina maggiore. Svetonio dice che sposò Lucio Cassio Longino, Dione che sposò Marco Lepido.
Marco Emilio Lepido (triumviro dal 43 a.C.) — Lepido fu il terzo triumviro accanto ad Antonio e Ottaviano. Secondo Plutarco, durante la compilazione della lista dei condannati gli fu permesso di uccidere il fratello Paolo, benché alcuni sostengano che lo consegnò ad Antonio e Ottaviano, che ne chiedevano la morte (Antonio 19).
Cesarione (nato ca. 47 a.C.) — Plutarco scrive che poco dopo la partenza di Cesare dall’Egitto Cleopatra partorì un figlio, che gli Alessandrini chiamarono Cesarione.
Marco Salvio Otone (32–69 d.C.) — Otone fu uno dei compagni più stretti di Nerone. Sedusse Poppea, allora moglie di Rufrio Crispino, e la convinse a lasciare il marito (Plutarco, Galba 19; Tacito, Annali 13.
Milonia Cesonia (moglie di Caligola, morta nel 41 d.C.) — Cesonia non era né giovane né bella e aveva già tre figlie da un’altra unione, ma Caligola, secondo Svetonio, l’amava più delle altre mogli (Caligola 25). Dione scrive che la sposò quando era incinta (59.
Cassio Cherea (tribuno della guardia, morto nel 41 d.C.) — Cassio Cherea era tribuno di una coorte pretoriana, non più giovane. Secondo Svetonio l’imperatore lo scherniva dandogli come parola d’ordine del giorno «Priapo» o «Venere» e porgendogli da baciare la mano con un gesto offensivo (Caligola 56).
Gaio Calpurnio Pisone (morto nel 65 d.C.) — Pisone proveniva da una famiglia illustre e godeva di buona fama, come scrive Tacito, per la virtù o per la sua apparenza (Annali 15. 48).
Tolomeo XIII (morto nel 47 a.C.) — Tolomeo XIII salì al trono insieme alla sorella Cleopatra, ma i consiglieri, Potino, Achilla e Teodoto, la estromisero dal potere. Quando Pompeo cercò rifugio presso di lui, lo fecero uccidere, contando sulla gratitudine di Cesare.
Decimo Bruto (morto nel 43 a.C.) — Decimo Giunio Bruto Albino combatté al fianco di Cesare in Gallia, e Cesare gli affidò il governo di una provincia. Lo inserì nel testamento come erede di secondo grado.
Gaio Giulio Vindice (morto nel 68 d.C.) — Vindice governava una parte della Gallia come propretore. Svetonio scrive che i Galli cominciarono la rivolta sotto il suo comando (Nerone 40).
Tiberio Gemello (nipote di Tiberio, morto ca. 37 d.C.) — Tiberio Gemello era figlio di Druso, nipote di Tiberio, ancora bambino alla morte di lui. Il testamento di Tiberio lo rendeva coerede di Gaio, ma i consoli lo annullarono con il pretesto che il vecchio non fosse sano di mente (Dione 59.
Fulvia (moglie di Antonio, morta nel 40 a.C.) — Fulvia era la moglie di Antonio. Secondo Plutarco, insieme a Lucio, fratello di Antonio, prima litigò con Ottaviano e poi gli scatenò una guerra, che perse (Antonio 30).
Servio Sulpicio Galba (3 a.C.–69 d.C.) — Galba proveniva dall’antica famiglia dei Sulpicii ed era pronipote di Catulo (Svetonio, Galba 2–3). Sotto Caligola comandò le legioni sul Reno, sotto Claudio governò l’Africa e dal 60 circa la Hispania Tarraconense.
Marco Claudio Marcello (morto nel 23 a.C.) — Marcello era figlio di Ottavia, sorella di Augusto. Tacito scrive che Augusto lo elevò da giovane alla dignità di sacerdote e di edile curule (Annali 1.
Arminio (morto nel 21 d.C.) — Dione lo chiama Armenio e lo descrive come commensale di Varo che, con Segimero, guidava la congiura e la guerra (56. 19).
Narcisso (liberto, morto nel 54 d.C.) — Narcisso era liberto e segretario di Claudio. Svetonio scrive che il senato concesse a lui e a Pallante le insegne di questore e di pretore e doni enormi (Claudio 28).
Pallante (morto nel 62 d.C.) — Pallante amministrava il tesoro dell’imperatore. Svetonio scrive che il senato concesse a lui e a Narcisso grandi doni e le insegne delle cariche (Claudio 28).
Gaio Silio (morto nel 48 d.C.) — Tacito descrive Gaio Silio come console designato e il giovane più bello di Roma. Avrebbe spinto Messalina ad agire apertamente e promesso di sposarla e di adottare Britannico (Annali 11.
Druso minore (morto nel 23 d.C.) — Druso minore, figlio di Tiberio, fu console insieme al padre (Dione 57. 20), e dopo la morte di Germanico Tiberio cominciò a promuoverlo come successore (Fagan).
Livilla (morta nel 31 d.C.) — Livilla era sorella di Germanico e moglie di Druso, figlio di Tiberio. Secondo Tacito, che la chiama Livia, Seiano la sedusse e la coinvolse in piani di matrimonio e di potere (Annali 4.
Ninfidio Sabino (morto nel 68 d.C.) — Ninfidio era prefetto del pretorio insieme a Tigellino. Quando la caduta di Nerone era ormai certa, convinse i pretoriani ad abbandonare l’imperatore e a proclamare Galba.
Lucio Calpurnio Pisone Liciniano (38–69 d.C.) — Pisone era figlio di Marco Crasso e di Scribonia, discendente di Pompeo e di Crasso. Due suoi fratelli furono uccisi da Claudio e da Nerone, ed egli stesso trascorse anni in esilio (Tacito, Storie 1.
Tito Vinio (12 circa–69 d.C.) — Vinio comandava sotto Galba in Hispania e divenne il suo consigliere più stretto. Insieme al prefetto del pretorio Cornelio Lacone e al liberto Icelo formava il terzetto che Roma chiamava i «pedagoghi dell’imperatore» (Svetonio, Galba 14).
Lucio Verginio Rufo (I secolo d.C.) — Nel 68 le legioni di Verginio sconfissero presso Vesontio l’esercito di Vindice. I soldati lo acclamavano «Cesare» e «Augusto», ed egli fece cancellare quelle parole dal vessillo e rimise la scelta dell’imperatore al senato e al popolo romano (Cassio Dione 63.
Gneo Giulio Agricola (visse 40–93 d.C.) — Come governatore della Britannia condusse le legioni più a nord di qualsiasi Romano prima di lui e vinse una grande battaglia presso il Mons Graupius, la cui posizione oggi ignoriamo.
Flavia Domitilla (esiliata nel 95 d.C.) — Era la moglie del console Flavio Clemente, cugino dell’imperatore, e la madre dei due ragazzi che Domiziano aveva designato successori. Nel 95 d.
Tito (visse 39–81 d.C.; imperatore 79–81) — Crebbe alla corte di Claudio insieme a Britannico. Sotto il padre fu suo collega nel potere e prefetto del pretorio; Svetonio scrive che comandò la guardia con durezza e fece uccidere Cecina.
Flavio Clemente (console nel 95 d.C.) — Svetonio lo definisce un uomo di «spregevole inerzia». Domiziano designò pubblicamente come successori i suoi due figlioletti e diede loro i nomi di Vespasiano e Domiziano.
Stefano (morto nel 96 d.C.) — Accusato di appropriazione indebita, si offrì lui stesso ai congiurati. Svetonio scrive che per alcuni giorni portò il braccio sinistro avvolto in bende di lana, come se fosse malato, e vi nascose un pugnale.
Partenio (ciambellano di Domiziano) — Ciambellano di Domiziano, cioè il cortigiano addetto alla camera da letto imperiale. Dione lo nomina per primo tra i congiurati e scrive che l’imperatore lo favoriva al punto da permettergli di portare la spada.
Decebalo (re dei Daci dall’86/87 d.C. circa) — Dione scrive che se ne intendeva di guerra come pochi: sapeva quando colpire e quando ritirarsi, e sapeva sfruttare sia la vittoria sia la sconfitta. Prese il potere dopo la disfatta dei Romani in Mesia (85 d.
Nerva (regnò 96–98 d.C.) — Dione scrive che i congiurati contro Domiziano sondarono per il trono molte persone, ma tutte rifiutarono, temendo una provocazione. Accettò Marco Cocceio Nerva: di stirpe nobilissima, mite, e per di più in pericolo, perché gli astrologi gli avevano pronosticato il potere.
Gneo Domizio Corbulone (morto nel 67 d.C.) — Dione lo descrive come un generale all’antica: forte, perspicace e onesto con gli amici e con i nemici. Combatté contro i Parti per l’Armenia.
Epafrodito (giustiziato nel 95 d.C.) — Epafrodito era liberto e segretario di Nerone. Svetonio scrive che nel 68 aiutò l’imperatore a togliersi la vita.
Agrippa I (re di Giudea 41–44 d.C.) — Nipote di Erode il Grande, amico di Caligola e di Claudio. Sotto Tiberio finì in catene dopo la denuncia di un suo liberto, che lo aveva sentito augurare a Caligola di salire presto al trono.
Antonia minore (36 a.C. – 37 d.C.) — Figlia di Marco Antonio e di Ottavia minore, sorella di Augusto. Moglie di Druso maggiore, fratello di Tiberio; dopo la sua morte, come scrive Flavio Giuseppe, non si risposò più, benché lo stesso Augusto la esortasse a farlo.
Eleazar ben Yair (morto nel 73 o 74 d.C.) — Capo dei sicari, la fazione radicale della rivolta, che trattava da nemici perfino gli ebrei disposti a venire a patti con Roma. Flavio Giuseppe scrive che discendeva da quel Giuda il Galileo che un tempo aveva esortato i suoi a non pagare i tributi a Roma.
Flavia Domitilla (moglie di Vespasiano) (morta prima del 69 d.C.) — Svetonio scrive che fu dapprima l’amante di un cavaliere romano di Sabrata, in Africa, e che suo padre, un modesto scriba di un questore, ottenne in tribunale che fosse riconosciuta cittadina nata libera. Diede a Vespasiano Tito, Domiziano e una figlia, Domitilla.
Elvidio Prisco (morto verso il 75 d.C.) — Genero di Trasea Peto, noto dai tempi di Nerone. Come pretore nel 70 offrì un sacrificio presso le fondamenta del Campidoglio in ricostruzione.
Antonia Cenide (morto verso il 75 d.C.) — Fu segretaria di Antonia minore. Dione scrive che fu a lei che Antonia dettò la lettera segreta a Tiberio su Seiano, e Cenide rispose che serbava tutto nella memoria e che da lì non si poteva cancellare.
Simone bar Giora (morto nel 71 d.C.) — Durante l’assedio teneva la cinta esterna delle mura di Gerusalemme. Dopo la presa della città fu fatto prigioniero e condotto nel trionfo di Vespasiano e di Tito.
Vespasiano (regnò 69–79 d.C.) — Figlio di un esattore di imposte del paese dei Sabini. Sotto Claudio combatté in Britannia, sotto Nerone condusse la guerra in Giudea.