Cinquanta talenti — Cesare I: Cinquanta talenti — Per un semplice legionario è una somma che vale oltre duemila anni di paga. I pirati guardano il giovane prigioniero come un pazzo, perché nessuno ha mai tirato sul prezzo al rialzo.
La moglie di Cesare — Cesare II: Roma a credito — Tutta quella notte si svolse in un segreto custodito dalla legge. La Bona Dea, la Dea Buona, è la dea delle donne, e la sua festa si celebra una volta l’anno nella casa di un console o di un pretore.
Il dado — Cesare III: Le Idi di marzo — Intanto a Roma si spezza il legame che teneva insieme il mondo. Nel 54 muore Giulia, figlia di Cesare e moglie di Pompeo, di parto nella casa del marito.
Un colpo di piede — Cesare III: Le Idi di marzo — Pompeo una volta si vantò in senato che, quando fosse scoppiata la guerra, gli sarebbe bastato battere un piede perché l’Italia si riempisse di eserciti. Ora batte il piede, e non viene nessuno.
La restituzione — Augusto: trovò Roma di mattoni e la lasciò di marmo — Svetonio, che scriveva intorno al 120, riferisce che Augusto si vantava di aver trovato una Roma di mattoni e di averla lasciata di marmo. Ma prima di costruire qualsiasi cosa dovette fare qualcosa di più difficile.
Una Roma di marmo — Augusto: trovò Roma di mattoni e la lasciò di marmo — Quando Augusto assume il potere, Roma sembra una città che non è cresciuta abbastanza per il ruolo di capitale del mondo. Svetonio scrive che non era ornata come richiedeva la dignità dello Stato e che era esposta a inondazioni e incendi.
L’isola — Tiberio: l’isola di Capri e la paranoia — Tiberio parte con un piccolo seguito: un senatore, il giurista Cocceio Nerva, un cavaliere, Curzio Attico, Seiano e alcuni dotti greci per conversare. Gli astrologi, scrive Tacito, dicevano che la disposizione degli astri gli vietava il ritorno.
Giove del Palatino — Caligola: un cavallo in senato — Tornato dal nord, l’imperatore compare sempre più di rado come uomo. Dione scrive che si traveste da dèi: Ercole, Dioniso, Apollo, e anche da dee, Giunone, Diana e Venere.
Due sovrani — Nerone: l’artista sul trono, Roma in fiamme — Per alcuni mesi Roma ha due sovrani, e il secondo ha sedici anni. Agrippina riceve dal senato due littori, cioè una scorta con i fasci, come un magistrato dello Stato, e il sacerdozio del marito divinizzato.
Roma brucia — Nerone: l’artista sul trono, Roma in fiamme — Dopo la morte della madre nessuno frena Nerone. Fin da bambino sognava il palcoscenico, perciò comincia con i giochi «della gioventù», ai quali può iscriversi chiunque, e vi si esibisce lui stesso con la cetra.
Il quindici gennaio — Anno 69 I: i soldati non si comprano — Otone lo dice senza giri di parole: non si reggerà in piedi, se non diventerà imperatore. Per lui è lo stesso cadere per mano del nemico in battaglia o dei creditori nel Foro.
Il prigioniero di Iotapata — Vespasiano: il denaro non puzza — Il prigioniero dice «Cesare» a un uomo che non ha nelle vene neppure una goccia del sangue dei Cesari. Vespasiano ha cinquantasette anni, la calvizie e l’aria di chi lotta sempre con qualcosa.
L’imperatore dall’Egitto — Vespasiano: il denaro non puzza — In due anni Vespasiano occupa l’intera pianura e tutte le città della Giudea tranne Gerusalemme. In quel tempo in Italia muore Nerone, e dopo di lui Galba, Otone e Vitellio si contendono il trono.
Il trionfo — Vespasiano: il denaro non puzza — Dopo la conquista di Gerusalemme i soldati proclamano Tito imperator e non vogliono lasciarlo partire dalla provincia. Pregano, e perfino minacciano: resti, oppure li porti tutti con sé.
La fortezza sulla roccia — Vespasiano: il denaro non puzza — Masada è la fortezza del re Erode su una roccia isolata sopra il Mar Morto, con dirupi così profondi che lo sguardo non ne raggiunge il fondo. La tengono gli insorti guidati da Eleazar ben Yair.
Il denaro non puzza — Vespasiano: il denaro non puzza — La Roma che l’imperatore trova nell’autunno del 70 sembra uscita da una guerra, perché esce da una guerra. Il Campidoglio è un cumulo di rovine, le strade sono piene di macerie degli incendi, e nell’erario non c’è nulla.
Città sotto la cenere — Tito: la nube a forma di pino — Sotto la nube giace Pompei, a circa dieci chilometri dal cratere, sottovento. Dal primo pomeriggio qui cade pomice: sassolini leggeri, prima bianchi, poi grigi, strato su strato, per oltre dieci ore.
I confini — Domiziano: signore e dio — Per prima cosa Domiziano fa ciò che Galba non volle mai fare. Aumenta di un terzo la paga: ogni soldato riceve ogni anno tre monete d’oro in più.
Pareti lucenti — Domiziano: signore e dio — Più si avvicina il tempo predetto, più grande è la paura. Svetonio scrive che l’imperatore fece rivestire le pareti dei portici in cui passeggiava di fengite — una pietra così lucente che vi vedeva riflesso tutto ciò che accadeva alle sue spalle.
Cancellato — Domiziano: signore e dio — I senatori fanno a gara a chi occupa per primo il proprio posto nella curia. Non risparmiano al defunto le peggiori ingiurie.